Descrizione
DOMENICA 29 MARZO 2026
L’escursione proposta per questa domenica d’inizio primavera ci porta in Val di Gresta, alla scoperta del CAPOSALDO AUSTRO-UNGARICO del monte NAJA’ GROM nella guerra 1914- 18.
Non molto alto, ma strategicamente prezioso, questo colle domina, oltre al centro abitato di Mori, gli accessi al Garda, alla Val di Gresta, alla Val di Loppio e alla Val Lagarina; perciò, fu scelto dall’esercito Austro-Ungarico per divenire il caposaldo n. 1 della “Etschatalsperre”: la prima linea di difesa austriaca e teatro di un sistematico e pressoché totale scenario di distruzione.
Il gruppo ANA (Associazione Nazionali Alpini) “Remo Rizzardi” di Mori si è fatta carico, nell’ultimo decennio, di restituire alla memoria le fortificazioni e le trincee realizzate dagli austriaci, attraverso una paziente e meticolosa opera di recupero e ripristino, che permette alle generazioni attuali di scoprire in modo coinvolgente una drammatica pagina di storia d’Italia.
Il monte era conosciuto dalle popolazioni locali come monte Macio, ma gli alpini di Mori hanno voluto cambiarne il nome in Najà Grom, comprendendo così sia la parte più di sommità chiamato da sempre Grom, che le pendici più ad ovest denominate Najà.
Giungeremo a Mori (m 204), grossa borgata di antiche origini, situata tra Riva del Garda e Rovereto. Mori è un centro agricolo, industriale, commerciale e artigianale di una certa importanza, famoso per la produzione di vini pregiati come il Merlot e il Marzemino, e offre siti storici importanti come il Santuario di Monte Albano, che appollaiato sulle rocce domina il centro abitato. Le specialità eno-gastronomiche di Mori sono l’attrazione della “Ganzega d’autunno”, la storica rievocazione che si celebra ad inizio ottobre per festeggiare la fine dei lavori agricoli estivi. Noi partiremo dal nucleo storico del paese (Mori vecchio), caratterizzato da antichi edifici rustico-signorili, attraverseremo la bella piazzetta di Santa Maria in Bindis dove svetta solitario il campanile in cotto veronese, a testimonianza dell’antica chiesa, travolta da una delle furiose piene dell’Adige, che dà il nome alla piazza.
Imboccheremo via San Bernardino e poi via della Lasta, che dopo un centinaio di metri (indicazioni F 09 Lasta-Pipel), svolta a destra e conduce alle ultime case di Mori. Mantenendo la sinistra imboccheremo il “Sentiero della Lasta”, principale collegamento del passato tra Mori “Vecio” e la frazione di Manzano. Il tracciato, che inizia subito a salire in modo piuttosto accentuato, conserva in buona parte il bellissimo fondo selciato. Dopo circa 40 minuti di cammino nel bosco di latifoglie e pini, che ci permetteranno di tanto in tanto di avere ampi scorci sulla Valle dell’Adige, arriveremo alla Lasta, la levigata superficie rocciosa che dà il nome al percorso.
Il nostro cammino, per quanto in salita costante, è decisamente meno impegnativo del percorso attrezzato, che incroceremo in diversi punti, denominato “Sentiero delle trincee”. Dopo circa mezz’ora proseguiremo su asfalto verso l’abitato di Manzano; da qui, all’altezza di una fontana coperta, con una breve digressione sarà possibile raggiungere la chiesetta di Sant’Apollonia (XVII sec.) che offre una vista privilegiata sulla Vallagarina.
Ci dirigeremo poi verso la SP 45 per prendere la forestale che, attraverso una ripida e breve salita nel bosco, ci conduce sul Najà Grom in località “Busa delle anime”, ovvero un’ampia cisterna che in tempo di guerra veniva alimentata da un complesso sistema di tubazioni. Saremo quindi giunti sul falsopiano apicale del monte, dove si snoda ad anello il percorso di visita alle trincee. Il complesso reticolato di difesa si sviluppa con andamento tortuoso per limitare gli effetti delle esplosioni e con una serie di gradini che permettevano ai soldati di posizionarsi e sparare.
La bellezza del panorama, che va dalle pendici del Monte Baldo alla parte settentrionale del Lago di Garda, stride con l’utilizzo nefasto di questo luogo. Durante il percorso avremo modo di imbatterci in diverse grotte comunicanti tra loro, scavate nella roccia e utilizzate come deposito munizioni, viveri, materiali, ma anche come ricovero truppe. L’ingresso di queste caverne era sempre protetto da una parete di cemento armato per impedire alle schegge, portate dall’onda d’urto delle esplosioni, di penetrare all’interno.
Addossato alla roccia, orientato verso nord, invisibile alle truppe italiane posizionate sul Baldo, c’è il terrazzamento su cui l’esercito austriaco posizionava i servizi, in primis le cucine, che il prezioso lavoro di ripristino degli Alpini ha restituito alla visita, pressoché intatte. Sulla sommità del colle c’è una croce di ferro restaurata dalla Croce Nera Austriaca in memoria delle vittime dei due schieramenti.
La visita a questa opera di alta ingegneria bellica è decisamente suggestiva ed è accessibile a tutti, seppure con un minimo di attenzione. Al termine scenderemo in breve dal colle fino alla statale e raggiungeremo il punto dove ci attende il pullman per il rientro.
SCHEDA TECNICA
Difficoltà: E
Partenza: ore 07.00 da p. le Villetta
Rientro: ore 20, 00 traffico permettendo
Dislivello: 570 m
Tempo di percorrenza: 4- 5 ore comprese le soste e la visita
Pranzo: al sacco
Abbigliamento: adeguato alla stagione, se la giornata sarà soleggiata evitare abbigliamento troppo pesante, consigliabile cappello, crema solare, occhiali da sole, scarponcini da trekking alti. Abbondante riserva d’acqua.
Prezzo: € 45 (dato il viaggio più lungo del solito)
La partecipazione all’escursione richiede ai soci di essere dotati di equipaggiamento idoneo, di saper valutare le proprie capacità fisico-tecniche in relazione al percorso e di attenersi alle disposizioni del capogita che sovraintende solo agli aspetti pratico/organizzativi dell’iniziativa.
Ulteriori informazioni: Laura, Maristella

